TOMAUI
Negozio di abbigliamento
sito in Massa Viale Trieste,17
da oggi assieme al marchio Tomaui diventa portavoce di un nuovo modo di fare abbigliamento.
Non più solo un negozio ma un vero e proprio laboratorio creativo unico nel suo genere.
TOMAUI è una linea di abbigliamento creativo ideata dalla stilista Marta Laurin che mette assieme studi pittorici e racconti di viaggi in un pachwork di idee e stoffe.
L'assemblaggio delle variopinte fantasie dei tessuti e metafora dell'unione di diverse esperienze.
Un work in progress di progetti creativi che includono le opere d'arte iperrealiste di Augusto Marchetti visitabili nello stesso atelier.
AROMI & AQUILAE si propone anche come luogo di esposizione per chiunque voglia far conoscere il proprio progetto artistico e creativo, le nostre pareti si offrono per ospitare le foto o i quadri di chi voglia mettersi in gioco e contribuire a fare del laboratorio TOMAUI uno spazio interattivo all'interno della città.
Una vetrina per tutti coloro che hanno voglia di riscoprire le risorse individuali e collettive che una città come Massa può coltivare.
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Regia,Testi,Musica di:
mercoledì 6 gennaio 2010
martedì 5 gennaio 2010
GIUSEPPE BERGOMI
Giuseppe Bergomi (Brescia, 1953)
Giuseppe Bergomi è nato a Brescia nel 1953, dove vive e lavora. Dopo un’infanzia passata in Francia, tra Grenoble e Lione, fa ritorno con la famiglia a Brescia. Abbandonati gli studi di ragioneria, comincia a lavorare e frequenta i corsi serali della AAB e poi l’istituto d’arte Savoldo, dopo il quale si iscrive a Milano all’Accademia di Brera, dove si laurea in pittura. Il suo esordio pubblico avviene nel 1978 alla Galleria dell’Incisione di Brescia, con una mostra di dipinti, “che – dice Bergomi - mi permettono di capire che perlomeno sono caduto in un equivoco”.
Dopo l' esordio come pittore, nel 1981 inizia la sua attività di scultore dedicandosi quasi esclusivamente alla terracotta policroma. Nel 1982, ancora alla Galleria dell’Incisione, espone le sue prime terracotte. Sono bagnanti, figure di donne colte nell’intimità, autoritratti con la moglie. La sua arte risulta modernissima poiché egli si avvale di una cultura e di una modalità epressiva, che non ha voluto tagiare i ponti con la storia, con il passato. Nel 1984 Mario De Micheli cura una sua personale alla Fondazione Corrente e l’anno dopo Bergomi espone a Cortina d’Ampezzo: la mostra è curata da Vittorio Sgarbi. A questa esperienza si affianca, a partire dal 1989, il lavoro in bronzo.Ha vinto il "Grand prix Château Beychevelle 1993" dell'omonima fondazione per l'arte contemporanea a Beychevelle (Bordeaux).Nel 1997 Furio Colombo e Vittorio Sgarbi lo invitano al Premio della Camera dei Deputati.
Nella foto:
lunedì 4 gennaio 2010
SATURNO BUTTO'
Saturno Buttò Portogruaro (VE) 1957
"Sono un pittore e faccio ritratti. E’ raro che mi trovi a dipingere qualcos’altro. Non sono certo di riuscire a spiegare perché subisco tanto il fascino della figura umana. Credo che i modelli coinvolti nel progetto abbiano un ruolo fondamentale: le pose, i preliminari, tutta la ricerca che precede la fisica realizzazione dell’opera avviene, inevitabilmente, con il loro contributo diretto ed in qualche modo questo “vissuto” si trasforma in una sorta di memoria che sfocia nel quadro finale. Mi capita spesso di lavorare con gli stessi modelli in più progetti: più conosco il soggetto che intendo dipingere più il quadro sarà il ritratto della persona con le sue particolarità caratteriali e psicologiche, oltre che fisiche; per questo non utilizzo, quasi mai, né figure idealizzate né modelli professionisti (cosa, peraltro, tecnicamente più semplice) ma preferisco le persone che incontro casualmente e che, in più occasioni, si autopropongono divertiti all’idea di fare qualche cosa d’inusuale.
Devo molto alla mia formazione scolastica, in particolare al Liceo Artistico e, in seguito, all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Il Liceo mi ha fatto apprezzare il piacere del disegno classico, che ho perfezionato anno dopo anno, ed ancora adesso, fino a farlo diventare un elemento insostituibile nella composizione dell’opera. Con l’esperienza dell’Accademia ho potuto sviluppare una sensibilità artistica personale. Infatti, il contatto con le avanguardie degli anni ’70 e la conoscenza di personalità operanti in ambiti non tradizionali, hanno indubbiamente condizionato il mio percorso di ricerca senza però coinvolgermi a tal punto da rinunciare al disegno e alla pittura come mezzo d’espressione. Potrei affermare con certezza che la mia arte è il frutto del connubio tra il rigore didattico del Liceo Artistico e il pensiero liberale dell’Accademia di Belle Arti."
mercoledì 30 dicembre 2009
FeFè Fa aRTe CoN GLi aRTiPaSTi 3°aRTiPaSTo CoN eNZo CoRReNTi
FeFè Fa aRTe CoN GLi aRTiPaSTi
vi presenta iL 3° aRTiPaSTo
Mostra personale di eNZo CoRReNTi
e con la partecipazione di DJ SKUNK & DJ PUSH
e la degustazione (gratuita) del piatto del mese
RISOTTO AL NERO DI SEPPIA.
A cura di aNGeLa ToMMaSiNo
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ALLORA CI SI RITROVA TUTTI
IL 10 gennaio, ALLE ORE 20:00,
CASEVECCHIE, BACOLI (NA)
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info: 081/5233011 - 331/9811174
a.tommasino@eventi-italiani.it
www.fefeabacoli.it
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Come raggiungerci:
Tangenziale Napoli uscita Arco Felice/Pozzuoli
dopo l’uscita imboccare la galleria a destra,
direzione Bacoli, poi direzione CapoMiseno, Casevecchie.
Arte Mondadori - Copertine Vecchi Numeri N° 357 maggio 2003
martedì 29 dicembre 2009
MATTIA MORENI
Mattia Moreni(Pavia, 1920 - Ravenna,1999)
Si forma all'Accademia Albertina di Torino. Moreni è considerato uno dei maggiori protagonisti dell’arte del secondo Novecento a livello mondiale. Dopo una formazione neocubista, (si forma nell'ambiente torinese del dopoguerra) tra il 1952 ed il 1954 fa parte del Gruppo degli Otto con Afro, Birolli, Corpora, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova ed è tra i primi a percepire la novità delle tematiche informali. Nel 1956 con Francesco Arcangeli ,( insieme avevano fondato nel '53 la corrente artistica "Ultimo Naturalismo") partecipa alla Biennale di Venezia (vi espone senza interruzioni dal 1948 e vi esporrà ancora nel '60, '72 e alla mostra del Centenario nel '95) . Dal 1964 dipinge quasi esclusivamente sul tema dell'anguria, fino a diventare un simbolo iconografico del suo lavoro. Negli anni, la sua pittura, sviluppa un linguaggio che gradualmente giunge all'informale attraverso il recupero della carica gestuale dell'espressionismo astratto americano e dell' Action Painting. Fino ad arrivare agli anni ottanta dove l'artista con le sue opere tende a mettere a nudo le insidie della modernità difendendo i valori della natura , contro le minacce della civiltà computerizzata, si tratta di opere fortemente trasgressive e dichiaratamente provocatorie, una sorta di risposta alla contemporanea pittura "di basso profilo", una figurazione elementare e beffarda sul convincimento e sulla denuncia di una patente 'regressione' della specie umana.
sabato 26 dicembre 2009
martedì 22 dicembre 2009
Progetto "L'uomo della piazza"


DIMOSTRIAMO LA NOSTRA SOLIDARIETÀ.
Iniziativa delle associazioni e dei cittadini di Forno e della comunità massese a favore della famiglia Alberti.
Domenica 15 Novembre 2009 un incendio, probabilmente causato da un accidentale corto circuito, ha distrutto la casa di Anselmo Alberti e dei suoi figli Rolando e Marco.
Anselmo 82 anni, ormai in pensione e malato, rappresenta con il figlio maggiore un’ antica stirpe di pastori che hanno abitato da sempre le nostre montagne attraverso attività dell’allevamento caprino, il motore economico che per centinaia di anni ha sostenuto il popolamento delle nostre montagne. Rolando prosegue l’attività del padre con un gregge di capre che fa pascolare nella zona di Renana.
Marco da anni ha scelto invece la strada artistica, crea quadri e sculture, in un laboratorio alpestre, nella zona di Biforco.
Tutti in paese li conoscono e gli sono affezionati proprio per il loro ancoraggio al territorio, che segna il carattere della piccola comunità.
Nell’incendio devastante sono andati distrutti il primo e il secondo piano ed il tetto, li ha di fatto privati di tutto, compreso 50 opere più alcuni bozzetti in creta dell’Alberti, tra i vari ricordi perduti, la fisarmonica studiata per 12 anni dal padre Anselmo e il diploma di maestro di musica conseguito presso il conservatorio Giuseppe Verdi di Milano negli anni ’50-’60 ; gettandoli di fatto sulla strada senza alcuna difesa e possibilità visto che la casa è dichiarata inagibile.
Istituzioni e associazioni si sono mosse in aiuto della famiglia, a partire da Sindaco Pucci e dalla sua Amministrazione, che ha garantito un sostegno sociale che si sta definendo in una sistemazione di Anselmo in una struttura sociosanitaria, e nel reperimento di un’abitazione temporanea e provvisoria per i figli. Anche la Coldiretti sta cercando di sostenere il suo socio allevatore Rolando per il proseguimento della sua attività.
Ma tutto ciò non basta, c’è infatti da ricostruire la casa a partire dal tetto, per non farla decadere, perché gli Alberti sono fieri della loro identità e legati al loro paese, che non vogliono perciò abbandonare. In noi l’esigenza di aiutarli è altrettanto forte e orgogliosa, vogliamo dimostrare davvero che Forno ha una cultura diversa, una solidarietà concreta e non ipocrita che è collegata alla stessa coscienza, che nasce dalla solidarietà dei pastori di un tempo che si aiutavano l’un l’altro, dei cavatori e dei lizzatori che misero in piedi leghe di resistenza e cooperative e partiti di cittadini che vissero in comune estreme sofferenze e violenze come l’eccidio nazifascista di Sant’Anna del 13 giugno 1944.
Come poterli aiutare?
Con Marco, scultore, abbiamo ideato una iniziativa, un progetto, al quale chiediamo a tutti di aderire.
Marco ha messo a disposizione una sua opera, una scultura in marmo intitolata “L’uomo della Piazza” , e che nasconde profondi significati relativi all’animo del paese, della comunità di Massa e alla sua storia, legati al tema del racconto, dell’ascolto, in un epoca in cui ormai più nessuno è capace di narrare, né tanto più di ascoltare. Poesia? Forse! Anzi, sì proprio poesia, che vogliamo rivendicare come segnale, “marcatura” del carattere della comunità.
Il suo intento è vederla sistemare in un angolo del paese (alleghiamo a questo invito le fotografie dell’opera ed uno scritto dello stesso Marco che ne spiega origini e significato). A fianco della statua un cartello ricorderà il fatto da cui è scaturito, la solidarietà che dimostra, e ci sarà la spiegazione del suo significato.
Il progetto consiste in una campagna di sottoscrizione volta all’acquisto dell’opera messa a disposizione da Marco, campagna che sarà curata e voluta da noi fornesi, e che si rivolgerà all’intera comunità, massese.
La somma di denaro raccolta per l’opera, qualunque essa sia sarà vincolata al recupero della casa distrutta.
L’opera sarà sistemata a spese dell’Amministrazione Comunale in un angolo di Forno, nostro compito sarà anche quello di offrire indicazioni e una prima progettualità per le diverse indicazioni (allegato è un piccolo esempio di ciò, già ideato da Marco).
L’Amministrazione, con la quale abbiamo preso contatti, ha già garantito la sua piena disponibilità all’idea.
Come raccoglieremo il denaro, come attueremo la sottoscrizione?
a) Creeremo tra noi e i rappresentanti della famiglia un comitato responsabile.
b) Stamperemo delle cedole numerate per la sottoscrizione libera che consegneremo come ricevuta a chi contribuirà, nella misura che riterrà propria e consona alla propria sensibilità e alle proprie possibilità, da 5 euro in su.
c) Gireremo per il paese, toccando tutte le case, e poi per la città.
d) Le somme raccolte man mano saranno devolute nel ccp n. 1210460, intestato ad Ass. Culturale il Linchetto, (codice iban: IT08R0760113700000001210460) indicato dagli stessi Alberti. Il ccp citato è stato acceso appositamente per questa iniziativa, e sarà estinto alla conclusione della campagna di sottoscrizione. Ogni versamento riassumerà nella causale il numero delle cedole di sottoscrizione a cui fa riferimento. Il controllo sarà continuo e trasparente, attraverso l’allestimento di un gazebo in paese che riferirà i conti periodicamente.
e) Faremo articoli di stampa e depliant, e interventi televisivi per pubblicizzare l’iniziativa.
f) Cureremo con attenzioni le imprese collegate alla zona montana, soprattutto quelle del marmo, le solleciteremo ad una sottoscrizione consistente, che sarà ricordata.
Come realizzeremo ed in che tempi il progetto?
L’idea nostra è farlo nel mese di dicembre, a ridosso del Natale, quando l’animo dovrebbe essere più sensibile all’aiuto verso il prossimo. Facendo capire che tale prossimo in questo caso è davvero un nostro fratello. La somma che raccoglieremo dovrà essere tale da permettere almeno l’inizio dei lavori per rifacimento del tetto della casa.
Chiediamo: chi ci sta?
Chi si sente di essere tra i promotori, tra gli organizzatori?
Chi vuole dimostrare la sua solidarietà non solo attraverso il denaro, ma anche attraverso l’impegno personale ed il tempo da mettere a disposizione?
Se saremo in tanti riusciremo certamente nell’intento e ci saremo spesi per qualcosa di importante, che dimostrerà che qualche valore vero a Forno esiste ancora.
Dimostriamolo con un esempio.
Associazione Il filo, la pietra, la fornace - Forno
Associazione Difesa Ambiente - Forno
Associazione La Filanda – Forno
Associazione Occhini & Magrini – Forno
Associazione Il Linchetto - Massa
Associazione Micologica delle Apuane - Massa
Associazione La Lavagnina - Casette
Associazione Alta Tambura – Resceto
Associazione Case Carpano+Rubbia – Forno
Associazione Eventi sul Frigido - Forno
Circolo del Pensiero Apuano - Massa
Circolo Gustoso - Massa
Circolo Arci - Forno
Circolo Aics – Forno
Circolo Acli – Forno
Gruppo GS Fornese - Forno
CASE CARPANO+RUBBIA
L’uomo della piazza.
L’opera che pongo alla vostra attenzione nasce all’incirca nel Luglio 2006.
Già da tempo avevo adocchiato il blocco nel ravaneto presso la galleria di sotto della cava romana. Appena visto scoccò da subito un’empatia tra me e il sasso, quel intreccio, quella fusione che trasforma un sasso come l’ho definito prima in una pietra da cui si può trarre spazio dialogando con la forma nel dar luogo a quel eco espressivo che tutti compreso il sottoscritto possono contemplare. Colmo di questo fascino, il mio timore più grande era che la pietra fosse ricoperta dal ravaneto o sepolta da una piena alluvionale andai subito in cava a chiedere se potevo prendere l’informe. Marino il capo squadra dei cavatori mi rispose positivamente, ma dovevo attendere la conferma del datore di lavoro o come lo si chiama dalle nostre parti in modo tradizionale “padrone” .
A poco giunse con il fuoristrada e dopo aver discusso con lui del carattere della bellezza del marmo da lui estratto, molto gentilmente mi consegnò la pietra spostandomela con una pala meccanica in un luogo sicuro ed ombreggiato.
Nella settimana a seguire con subbia e mazzuolo sbozzai la prima forma, fu durante quel periodo che conobbi Mario Angeli il fabbro.
Era di domenica il sole batteva a picco sul candore del ravaneto e giunta l’una del pomeriggio mi sembrò giusto mettere a riposo subbia e mazzuolo. Da un paio d’ore avevo finito l’acqua per dissetarmi e la mia logica idrica mi chiamava verso casa.
Scesi dal piazzale ed imboccando l’arroccamento di cava incontrai Angeli, in sua compagnia vi era un professore tedesco con il figlio, facevano ritorno dalla Valle degli Alberghi di entrambi non ricordo il nome, ma il loro carattere era comodo ed interessato alla conversazione che si instaurò subito con Mario. Si parlò di tempra visto che quella domenica ebbi la fortuna di incontrare l’ultimo erede di un antica famiglia di fabbri originari del paese di Casette. Mario vanitoso della sua arte, ma sincero come chi sa del suo mestiere, osservò la subbia e spiegandomi il difetto perché alcune si erano spuntate durante lo scolpire, facendomi notare la porosità dell’acciaio e le diverse tonalità della tempra.
La conversazione durò per tutto il tragitto del fosso lasciandoci alle spalle il silenzio della montagna, giunti allo studio li invitai a visitare l’esposizione d’arte che io e Alessandra tutti gli anni allestiamo con le nostre opere.
Soddisfatti e coinvolti sia dalle opere che spazio custodito Mario si propose di farmi alcuni utensili e di insegnarmi alcuni trucchi del mestiere, nel chiedergli quanto mi sarebbe costato la sua mano d’opera, Angeli sorrise amorevolmente dicendomi che alla sua età si poteva permettere di giocare con la materia, che il suo era un dono d’amore visto che l’arte appartiene agli eletti e lontano dalle moltitudini “SI ALBERTI !!!!”.
Si battezzò quel primo incontro con una bottiglia di vino bianco che avevo riposto nello studio, non sò se era l’ombra della casa o le nostre bocche provate dalla calura di Luglio e dalla piacevole conversazione, ma il vino apparve fresco e stranamente frizzante.
Quando parlo di memoria “Emotiva” alludo a questo genere di memoria, lontano dagli eventi dai calendari, ma riguarda un’esperienza personale complessa che vive il suo effimero nella persona che racconta e l’ha vissuta a volte abbellendola in altre dimenticando dei particolari, una memoria del quotidiano che nel quotidiano si dimentica e si rigenera.
L’uomo della piazza rappresenta il comune individuo, colui che al lato della piazza detiene la sua vita vissuta, la sua storia, dove il chiedere e l’ascoltare trova il tempo, per una memoria raccontata.
In qualità di scultore e pittore di CASE CARPANO +RUBBIA ringrazio cordialmente per la vostra attenzione.
lunedì 21 dicembre 2009
NaTaLe ai QuaTTRo CaNToNi

NaTaLe ai QuaTTRo CaNToNi
iL BRaCCoLo
aRTe CoNTeMPoRaNea
DaL 19/12/2009 aL 03/01/2010
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Pubblicato da ENZO CORRENTI
venerdì 18 dicembre 2009
Arte Mondadori - Copertine Vecchi Numeri N° 356 aprile
mercoledì 16 dicembre 2009
La mia biblioteca di cataloghi e libri d'arte
martedì 15 dicembre 2009
MARINO MARINI
Marino Marini (Pistoia,1901-Viareggio,1980)
Fra il 1919 e il 1926 frequenta l'Accademia di Firenze , dove studia pittura sotto la guida di G.Chini e più tardi scultura con D. Trentacoste. Nel 1929 si trasferirsce a Milano, che considera la città più europea d'Italia, nello stesso anno succede ad Arturo Martini nell'insegnamento della scultura presso la Scuola d'Arte di Villa Reale a Monza, che manterrà fino al 1940. Esordisce con una serie di opere di pittura e grafica , caratterizzata da una figurazione essenziale legata alla tradizione figurativa di fine ottocento. Nei primi anni'30 visita per la seconda volta Parigi, dove incontra i massimi artisti dell'epoca: Picasso, De Chirico, Kandinskij. Dopo il 1929 si dedica quasi esclusivamente alla scultura. Riprende a dipingere con rinnovato vigore verso la fine degli anni Cinquanta, sviluppando ulteriormente le linee della sua ricerca plastica. I temi archetipici del cavallo e del cavaliere e i nudi femminili sono risolti, anche nella pittura, attraverso una tensione dinamica delle forme, fra l'attenzione per l'antico, soprattutto per la scultura etrusca, e il linguaggio moderno, con riferimento alla sintassi cubista. La sua opera comincia ad ottenere i primi riconoscimenti importanti con la partecipazione alla Quadriennale di Roma; alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura. Nel 1948 partecipa alla XXIV Biennale di Venezia con una sala personale e, nell’occasione, stringe profonda amicizia con Henry Moore. Nel 1952 ottiene il Gran Premio Internazionale di Scultura alla Biennale di Venezia. Nel giugno del 1979 dal Centro di Documentazione dell'Opera di Marino Marini,nelle sale del Palazzo Comunale di Pistoia viene raccolta tutta l'opera dell'artista, che raccoglie oltre i disegni e le incisioni, la grande scultura Miracolo ed altre opere di formato minore, una biblioteca specializzata, una fototeca ed una videoteca che documentano la vita e le opere. Marino muore a Viareggio (LU) il 6 agosto 1980.
lunedì 14 dicembre 2009
GIULIO TURCATO
Giulio Turcato (Mantova, 1912 - Roma, 1955)
Giulio Turcato nasce a Mantova nel 1912. I suoi studi artistici e la sua formazione avviene a Venezia, dove segue la Scuola d’Arte, il Liceo Artistico e la Scuola Libera del Nudo. Nel 1926 inizia a dipingere i primi paesaggi e nature morte e nel 1932 espone in una mostra collettiva. A partire dal 1937 si trasferisce a Milano. Nel 1939 tiene la sua prima mostra personale, poi nel 1940 partecipa ad una collettiva alla galleria Grande. Nel 1942/43 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia e si trasferisce a Roma dove nel giugno ’43 partecipa alla Quadriennale d’Arte, con Natura morta, a Roma entra subito nel vivo delle polemiche artistiche: legando la sua attività artistica all'impegno sociale e politico,operando a favore di un ampliamento a livello internazionale della cultura italiana e soprattutto per affermare la libertà individuale al di fuori di ogni retorica e di ogni condizionamento. Nel ’47 partecipa alla redazione del manifesto del formalismo “Forma 1” con Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli e Sanfilippo. Giulio Turcato è stato un protagonista indiscusso della rivoluzione astrattista in Italia nel periodo postbellico. Nella sua carriera l' artista sarà invitato a molte biennali di Venezia oltre quella del '42 seguiranno quelle del 1946, nel 1948,come aderente al Fronte Nuovo delle Arti, nel 1950 con il Gruppo degli 8, nel 1952,1954,1956,1958, nel 1966 dove espone le prime Gommepiume/Superfici Lunari, 1968, 1972,1984, e ancora la Biennale di Venezia del 1993, ospitato nella sezione intitolata “Opera Italiana”. Gli ultimi anni segnano un grande interesse critico verso la sua opera ; I suoi quadri nel tempo si sono arricchiti di inserti polimaterici e spesso hanno presentano straordinari effetti fluorescenti, determinati da intensi giochi di luce. Molto apprezzate sono anche le sue tele monocrome e quelle a vaste sezioni di colore che sanno suggerire vaghe evocazioni figurali, cosi gli "Arcipelaghi" che si alternano con i "Paesaggi lunari" e gli "Itinerari in gommapiuma" che fanno da contraltare alla serie dei "Cangianti" dove il colore diventa protagonista di un'ipotetica partitura musicale, tutta questa serie di opere, sono andate ad aricchire importanti collezioni d’arte moderna pubbliche e private europee ed americane
sabato 12 dicembre 2009
MARK KOSTABI
Mark Kostabi (Los Angeles 1960)
Mark Kostabi nasce, da una famiglia di immigranti estoni, in California. Trascorre gli anni della sua formazione a Whitter . Studia disegno e pittura alla California State University.Trasferitosi a New York nel 1982, riscuote immediato successo, divenendo ben presto uno degli artisti più popolari della città, uno degli artisti più importanti, una figura leader, all'interno del movimento artistico dell'East Village. Fino al 1984 dipinge i quadri da sé, poi inizia ad avvalersi di numerosi collaboratori. Nel 1988 fonda il "Kostabi World", studio, galleria d'arte ed ufficio insieme in uno stesso complesso che impiega assistenti pittori e giovani creativi.Uno studio di dimensioni industriali, o meglio, come preferisce dire lui, neo-rinascimentale che impiega circa trenta assistenti pagati 10$ all'ora (nel 1990). Dallo studio escono circa 1000 quadri all'anno. Kostabi è uno degli artisti più controversi, lo dimostra il fatto che egli non dipinge tutti i lavori che portano la sua firma. Generalmente i quadri vengono progettati da lui, o da uno dei suoi creativi, eseguiti dai suoi assistenti e approvati da una commissione per poi alla fine essere firmati.
I suoi dipinti, popolati da umanoidi senza volto, omini privi di connotati fisionomici che si configurano come metafora della condizione umana nella società contemporanea. la Kostabi World non si occupa solo di pittura, ma disegna anche beni di largo consumo: Swatch, copertine di dischi , poster,shopper per grandi magazzini, t-shirt,copertine per libri, puzzle, ecc..
venerdì 11 dicembre 2009
La mia biblioteca di cataloghi e libri d'arte
giovedì 10 dicembre 2009
GIUSEPPE PENONE

mercoledì 9 dicembre 2009
martedì 8 dicembre 2009
FABRIZIO CLERICI

lunedì 7 dicembre 2009
Il Grido della Terra

“Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti. “
Giovanni Paolo II
“ IL GRIDO DELLA TERRA “
La povertà, l’inquinamento ambientale, le diseguaglianze sociali sono il segno di una umanità malata che ha fatto del profitto il motore dell’attuale sistema di sviluppo. In questi ultimi anni l'inquinamento e il degrado ambientale sono aumentati notevolmente: il pianeta sta diventando sempre più una enorme discarica. La nostra società è malata: si sono incrementate le diseguaglianze sociali, cresce il numero delle persone che stentano a vivere dignitosamente, aumenta vertiginosamente il numero dei bambini che ogni giorno muoiono per fame e malattie. Ed altrettanto grave è la condizione dei diritti dell’uomo che in molte parti del mondo vengono violati. Si è perso il valore della sacralità della persona. Di fronte a tutto ciò non possiamo, non vogliamo restare indifferenti. La risposta che intendiamo dare passa attraverso due canali: l’informazione e la solidarietà. Ed è in questa cornice di riferimento che l’Associazione Arianna, con il patrocinio del Comune di Marano (NA) e in collaborazione con il giornale Politica domani, organizza la Rassegna d’Arte Contemporanea “Il grido della terra”. Una mostra finalizzata alla promozione dell’arte ma anche e soprattutto a sensibilizzare le persone sui problemi dell’ambiente e della povertà. Siamo consapevoli che una Rassegna d’arte è poca cosa rispetto alla enormità dei problemi sopra elencati, ma sappiamo anche che tante piccole gocce formano l’oceano e gli artisti possono portare un grande contributo al progresso umano e sociale. Perchè l’arte unisce i popoli e li affratella. Siamo convinti che l’attuale modello di sviluppo fondato sulla logica del profitto vada radicalmente cambiato. Crediamo che un altro mondo sia possibile. Ma un altro mondo sarà possibile se sapremo curare la terra e il suo eco-sistema, se ridurremo gli sprechi scegliendo la sobrietà, se alla logica del profitto anteporremo la centralità e la dignità della persona, se avremo la capacità di imporre dal basso una nuova politica mondiale che riduca le sperequazioni sociali tra il Nord e il Sud del mondo. Noi ci crediamo e siamo sicuri che insieme ce la possiamo fare.
Il periodo natalizio, che, purtroppo esalta ancora di più il consumismo, può essere una occasione propizia per riflettere sul nostro futuro ma anche per fare solidarietà. Ed infatti questo evento è stato pensato anche per sostenere un progetto di solidarietà in Costa D’Avorio.
La Mostra, a cura della prof. ssa Imma Maddaloni - Presidente del Centro Culturale Arianna Napoli Nord-, si svolgerà dal 16 dicembre 2009 all’8 gennaio 2010 presso la sala Chianese del Comune di Marano (NA).
Esporranno i seguenti artisti:
Giuseppina Acquarulo, Lorenzo Basile, Mamadou Ba, Bakary Sarr, Giovanni Boccia, Tommaso Campagnuolo, Marinangela Chianese, Francesco De Santis, Ernesto Schiano, Maria Fece, Imma Maddaloni, Maria Pia Lamba, Pasquale Lamitella, Vincenzo Montella, Vittorio Musella, Salvatore Orza, Vincenzo Piatto, Ugo Poli, Marianna Ragucci, Annalisa Sepe, Paola Siano, Vincenzo Starnone, Vincenzo Tesone, Frederic Turuso, Paolo Uttieri.
Il Vernissage è previsto per il giorno 16 dicembre alle ore 17,30.
La presentazione critica delle opere è a cura della prof. ssa Teresa Meo
La mostra è visitabile tutti i giorni dalle ore 17,00 alle ore 20,00
Curatrice progettuale: Imma Maddaloni
Collaboratori: Giovanni Boccia e Lorenzo Basile
Graphic designer: Valentina Basile
Addetta stampa: Maria Mezzina
venerdì 4 dicembre 2009
AURELIO BULZATTI
Aurelio Bulzatti Argenta (Ferrara)1954
Aurelio Bulzatti nato ad Argenta (FE) nel 1954, vive e lavora a Roma e Bologna. Ha frequentato l'Accademia di belle arti di Bologna sotto la guida di Concetto Pozzati, che lo considerava il suo migliore allievo. L'anno della sua formazione è stato il 1980 a Roma, dove entra in contatto con artisti che gravitano attorno alla Galleria La Tartaruga (Piruca, Di Stasio, Gandolfi, Ligas, Frongia). Bulzatti ha da sempre privilegiato lo sguardo analitico verso le situazioni di intimità tra gli esseri umani nei suoi lavori si legge un ritorno alla pittura, che privilegia la tecnica e il mestiere del dipingere, le sue figure hanno una posa solenne, immagini deificanti, divinizzanti statuarie, che albergano nella fantasia e nel sogno, composte, e rafforzate da una sostanziale frontalità e dallo sguardo lontano, mai diretto verso lo spettatore e pertanto appartenenti più alla categoria dell’immortale che dell’umano.
Del suo iter espositivo ricordiamo nel 1984 la partecipazione alla XLI Biennale di Venezia e Pintores Anacronistas Italianos a Madrid, Paesaggio senza territorio (1986) e La natura morta (1987) , organizzate da Laura Gavioli al Castello Estense di Mesola, Ferrara - la XI e la XII Quadriennale (1986 e 1992); Vitalità della Figurazione, curata da Vittorio Sgarbi a Milano (1988). Negli anni '90 lavora con Netta Vespignani, dalla quale è ospitato più volte nell'omonima galleria, oggi Archivio della Scuola Romana; nel 1992 partecipa a Roma 1992 alla galleria Philippe Daverio di Milano. Dopo il XXIV premio Sulmona si susseguono altre mostre importanti: Surrealismo padano: da De Chirico a Foppiani, curata da Vittorio Sgarbi a Piacenza nel 2002; il Premio Michetti nel 2003 e nel 2006; 10 artisti celebrano i 20 anni della Mikado nel 2005; la personale alla Galleia d'Ac di Ciampino e Visionari, primitivi, eccentrici a cura di Laura Gavioli, Galleria Civica di Palazzo Loffredo, Potenza, nel 2006.
Nel riquadro "Illuminati" del 1999





